Teatro Prati

  • “Il tempio della tradizione napoletana a Roma”★★★★★Sipario.it
  • “Un elegante teatro di poltronissime”★★★★★Il Messaggero
  • “Teatro neorealista”★★★★★Corriere della Sera
  • “Fabio Gravina e il suo Teatro Prati sono una colonna del teatro partenopeo a Roma”★★★★★Il Tempo
  • “Luogo di cultura e libertà contro l’abbattimento culturale”★★★★★Secolo d’Italia
  • “Un piccolo teatro curato come una bomboniera, un vero miracolo”★★★★★Panorama
  • “Un’opera culturale meritoria, un gioiello di teatro, elegante, accogliente”★★★★★Corriere dello Spettacolo
  • “Un trionfo dell’artigianato teatrale”★★★★★Teatro e Critica
  • “Un teatro di poltronissime”★★★★★Il Giornale
  • “Fabio Gravina è autore arguto e sensibile”★★★★★S. Biancheri, Gremese
  • “Il tempio del teatro napoletano”★★★★★TurismoRoma

Cenni storici del Teatro

Il Tempio della Commedia e della Tradizione.

 La nascita del progetto: una vera storia d’amore per il palcoscenico.

La storia del Teatro Prati affonda le sue radici in una straordinaria passione per la scena e per l’artigianato teatrale. Il progetto nasce dal desiderio profondo del regista e attore Fabio Gravina di dare una dimora stabile e indipendente alla propria Compagnia Teatrale Umoristica Quartaparete, già capillarmente attiva sul territorio della Capitale. Quella di Gravina è, fin dal primo istante, “una vera e propria storia d’amore nei confronti del palcoscenico” (Il Giornale d’Italia).

A comprendere e sostenere questa visione culturale è il padre, il commendatore Domenico Gravina, che rileva i locali di una ex tipografia industriale in via degli Scipioni 98, avviando una radicale metamorfosi urbana per il quartiere Prati, uno dei quartieri più affascinanti e signorili della Capitale, collocato a pochi passi dalle storiche mura della Città del Vaticano, dalla magnificenza di Piazza San Pietro e dalle meraviglie dei Musei Vaticani. Grazie alla collaborazione tra Fabio Gravina e gli architetti Angelo Preziosi e Giuseppe Pepe, prende forma il design della struttura. L’obiettivo progettuale è preciso: far sembrare che il teatro sia sempre stato parte integrante del palazzo umbertino. Viene scelta una linea classica d’altri tempi, in cui gli stucchi d’epoca, le finiture pregiate della sala e gli arredi si fondono dando vita a un perfetto ed equilibrato connubio tra il moderno comfort dell’ambiente e un sicuro radicamento nella storia della commedia (Il Tempo).

Un Cantiere da Record: Il “Piccolo Salotto di Roma” prende vita.

La realizzazione dell’intera opera si compie a tempo di record: in appena 9 mesi, una squadra di tecnici e operai guidata dal geometra De Angelis porta a termine i lavori, assicurando l’apertura per il 9 novembre 1998. Prende così vita quel microcosmo magico che la critica nazionale ribattezzerà fin da subito come il “piccolo salotto di Roma”, un “piccolo teatro curato come una bomboniera, un vero miracolo” (Panorama).

Il 19 novembre 1998, questa “struttura gioiello” (Il Giornale d’Italia) alza per la prima volta il suo sontuoso sipario all’imperiale. La serata inaugurale segna il debutto con la celebre commedia di Peppino De Filippo e Armando Curcio, “Casanova farebbe così!”. A tenere a battesimo la sala come madrina ufficiale c’è l’immensa Pupella Maggio (Corriere di Roma), affiancata da un ospite d’eccezione straordinario: Alberto Sordi (Il Giornale d’Italia). Quella primissima recita offre immediatamente la reale connotazione di quello che i critici definiranno all’unanimità “un vero scrigno di benessere!”.

Il Tempio del Teatro Napoletano a Roma: Tra Neorealismo e successo.

Nato indubbiamente sotto una buona stella, il Teatro Prati riscuote un successo immediato. Se la prima stagione di prosa (1998/1999) registra l’importante traguardo di 11.641 presenze, il pubblico risponde negli anni con un affetto travolgente, superando la quota record di 25.300 spettatori a stagione.

Oggi il Teatro Prati rappresenta nella Capitale il vero e proprio “tempio del teatro napoletano” (Il Tempo), un autentico “luogo di cultura e libertà contro l’abbattimento culturale” (Secolo d’Italia). La drammaturgia napoletana è ospite d’onore sul palcoscenico del Teatro Prati (Il Messaggero), regalando serate all’insegna del migliore e genuino teatro partenopeo (Italia Sera). Il cartellone è una costante riscoperta dei giganti del genere: Eduardo e Peppino De Filippo, Armando Curcio, Samy Fayad e la storica dinastia degli Scarpetta (Eduardo, Vincenzo e Maria).

Il repertorio proposto evoca “il sapore della vecchia commedia all’italiana e del neorealismo” (Il Tempo, Corriere della Sera), quel modo unico di raccontare i grandi eventi della storia parlando in modo semplice e universale della gente comune. Sul palcoscenico, la coscienza e bravura di Fabio Gravina (Il Corriere Laziale), autentico “mattatore della stagione” (Il Tempo), garantisce al pubblico un perfetto equilibrio tra divertimento, suspense e risate nella migliore tradizione partenopea (Il Messaggero).

L’identità del nostro foyer e della sala.

Il legame profondo con la storia dello spettacolo si riflette anche negli spazi di accoglienza del pubblico. Il foyer del teatro custodisce un’idea divertente e unica: mostrare all’interno di un’elegante vetrina numerosi e inestimabili cimeli personali dei più grandi attori del secolo scorso (Il Tempo).

Un’attenzione per l’ospite che si traduce in una sala d’élite pensata per essere “un palcoscenico per tutte le età” (La Repubblica), dove l’ottimale disposizione dei posti assicura la massima visibilità da ogni angolazione.

“Ho voluto realizzare un Teatro nel quale il pubblico si senta come in un comodo e confortevole salotto di casa; e ho studiato la collocazione delle poltrone in modo tale che da qualsiasi posto della sala si goda la stessa vista del palcoscenico: il nostro è un Teatro di poltronissime!”

— Fabio Gravina (Dichiarazione ufficiale alla conferenza stampa di inaugurazione, 9 novembre 1998)

“Noi tutti del Teatro Prati ci impegniamo a fare tutto il possibile affinché da oggi, 9 novembre 1998, si apra una nuova finestra su questa nobile arte.”

— Fabio Gravina (Estratto dal primo programma di sala storico)