Il piacere semplice di una bella serata al Teatro Prati

Del 26/01/2026



ma c'è papà


A Prati si corre tutto il giorno. Si schiva il traffico, si controlla l'orologio, si incastrano appuntamenti. Poi, quando cala la sera, in via degli Scipioni succede una cosa diversa: si rallenta quasi senza accorgersene, si alza lo sguardo, si vedono accendersi le luci del Teatro Prati.
Una piccola isola di teatro vero, capace ancora di regalare il piacere semplice — e sempre meno scontato — della commedia fatta bene. E quando arriva uno spettacolo che funziona davvero, l'invito a entrare diventa naturale.
Dal 23 gennaio all'1 marzo 2026 va in scena "'O tuono 'e marzo", commedia scritta da Eduardo Scarpetta nel 1912, proposta in un nuovo adattamento firmato e interpretato da Fabio Gravina, direttore artistico del teatro.

È una commedia corale, brillante, costruita come un meccanismo a orologeria: equivoci che si incastrano con precisione, battute che partono secche e arrivano dritte, personaggi che si rincorrono tra porte che sbattono, mezze verità che provano a restare in piedi e finiscono inevitabilmente per crollare.
Al centro c'è Felice Sciosciammocca, una delle maschere più amate di Scarpetta, sintesi perfetta della tradizione comica napoletana: ingenuità solo apparente, furbizia istintiva, tempi comici millimetrici, e quella capacità tutta teatrale di rendere immediatamente familiari anche le situazioni più assurde. È uno di quei personaggi che, dopo pochi minuti, sembra di conoscere da sempre.
Il titolo richiama una credenza popolare — non solo partenopea — secondo cui nel mese di marzo, spesso di notte, si sentirebbe un forte tuono capace di annunciare il risveglio della natura dal torpore invernale e l'arrivo della primavera. Un'immagine che, in fondo, funziona anche a teatro: qualcosa che scuote, che rompe la quiete, che mette in movimento.
Evitiamo volutamente di raccontare la trama. Fa parte del gioco lasciarsi sorprendere. Vale invece la pena soffermarsi sul debutto di venerdì 23 gennaio: platea piena, pubblico fitto, tanto che si è resa necessaria l'aggiunta di una fila di sedie.
Si avvertiva quell'aria particolare che si crea quando la sala capisce di essere nel posto giusto al momento giusto: il brusio che cala di colpo, le prime risate che partono timide e poi diventano contagiose, l'attenzione che resta alta senza sforzo.
Le commedie di Scarpetta, anche a distanza di oltre un secolo, continuano a funzionare perché poggiano su un meccanismo antico e sempre efficace: l'equivoco. Ma c'è modo e modo di rimetterle in piedi, di farle respirare oggi senza trasformarle in un esercizio di nostalgia o in una caricatura.
Qui, al Teatro Prati, la sensazione è quella di un equilibrio centrato: rispetto della scrittura originale, ritmo contemporaneo, leggerezza che non scivola mai nella superficialità. La messa in scena è curata nei dettagli — una scenografia composta da elementi scelti con attenzione, costumi fedeli all'epoca — ma il vero motore dello spettacolo è il cast.
Un cast affiatato ed energico, guidato da un Fabio Gravina in ottima forma, affiancato da Corrado TarantoEduardo RicciardelliAlida TaralloPierre BresolinSara Scotto Di LuzioLuca CardilloMichele SibilioSara GuardascioneAlessandro Casola: un ensemble che lavora in sintonia, con tempi comici precisi e una presenza scenica sempre viva, capace di sostenersi a vicenda senza mai pestarsi i piedi.
Ne esce uno spettacolo che non chiede di fare fatica, di "capire", di decodificare: accompagna lo spettatore, diverte con intelligenza e restituisce il piacere — sempre più raro — della buona commedia popolare fatta con mestiere e rispetto per il pubblico.
Dal Teatro Prati si esce con il sorriso ancora addosso, magari rallentando un po' il passo su via degli Scipioni prima di rientrare nel rumore della città. E non è poco.







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